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 LA STORIA DI COSTANZA MALATESTA

Nel cuore della Rocca di Montefiore Conca (RN), tra mura che ancora custodiscono echi di passi e sussurri del Trecento, prende forma la vicenda di Costanza Malatesta, figura tra le più affascinanti e controverse della storia malatestiana. Figlia di Malatesta IV detto “Ungaro” e di Violante d’Este, Costanza crebbe in un ambiente segnato da alleanze politiche, splendori di corte e fragili equilibri familiari.
Il 29 luglio 1363 sposò Ugo d’Este, figlio del marchese Obizzo e fratello della sua matrigna Costanza. Il matrimonio, accompagnato da una dote imponente di 50.000 ducati e vasti possedimenti, non generò eredi: nel 1370, Ugo cadde in battaglia a soli ventisei anni. Rimasta vedova giovanissima, Costanza fece ritorno alla corte paterna, dove nel 1372 ereditò gran parte del patrimonio dell’Ungaro.
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​La tradizione, nutrita da memorie e cronache, racconta una giovane donna amante del lusso e della libertà, protagonista di relazioni sentimentali che alimentarono curiosità e scandalo. Tra queste spicca quella con Ormanno, duca tedesco a capo di cinquanta lance, mercenario al servizio dei Malatesta. La loro unione, scoperta in circostanze compromettenti, suscitò l’ira del prozio Galeotto Malatesta, che vide nella condotta della fanciulla un motivo di vergogna — ma soprattutto un ostacolo ai propri interessi patrimoniali.
Dopo un primo rifiuto del sicario Santolino da Faenza, Galeotto incaricò Foriuzzo da Forlì, che nella notte del 15 ottobre 1378 uccise i due amanti. Se le cronache dell’epoca attribuirono l’omicidio ai “costumi troppo liberi” di Costanza, oggi appare evidente che la vera motivazione fosse l’ingente eredità che Galeotto intendeva sottrarle.
Così la triste e romantica storia di Costanza, sospesa tra grazia e tragedia, tra desiderio di autonomia e violenza del potere, continua a risuonare nelle sale della Rocca di Montefiore come un racconto di luce e ombra, di fragilità e coraggio.
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COSTANZA MALATESTA TRA I FIORI DEL BIANCOSPINO
Videopoesia di Maria Gabriella Conti


Questa ricostruzione si ispira al volume La fanciulla e il cavaliere di Nadia Fabbri che restituisce alla giovane Malatesta una voce narrativa intensa, capace di unire storia e sensibilità poetica. Da questa suggestione nasce la videopoesia Costanza Malatesta tra i fiori del biancospino, scritta dalla poetessa Maria Gabriella Conti e realizzata in forma di videopoesia con la regia di Stefano Caranti e voci declamanti di Nadia Fabbri e Tamara Milan.
Un’opera che trasforma la vicenda di Costanza in esperienza visiva e sonora, dove parola e immagine si fondono per evocare il suo mondo interiore, tra luce, silenzio e risonanze antiche. Una creazione che non solo rende omaggio alla sfortunata Costanza, ma invita lo spettatore a varcare la soglia della memoria, nel dialogo tra poesia, storia e arte.
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