MOSTRA “ARCHEOLOGIA DEI VOLTI" DOVADOLA (FC)
SALA STORICA "GUIDO GUERRA"
INAUGURAZIONE DOMENICA 30 NOVEMBRE 2025 - ORE 17,00
Domenica 30 novembre alle ore 17,00, presso la Sala Storica Guido Guerra di Dovadola (FC), sarà inaugurata la mostra Archeologia dei Volti dell’artista cesenate Salvatore Gennaro. L’esposizione è curata da Andrea Antonioli (storico, archeologo e scrittore) e Vittorio Spampinato (critico d’arte e Direttore di NuovaMente) e Renato Ongania (Direttore di WikiSemiotica), ed è promossa dal Comune di Dovadola in collaborazione con il Centro Studi Olim Flaminia.
Archeologia dei Volti mette in luce il talento artistico ed espressivo di Salvatore Gennaro, formatosi alla scuola di Nello Galvani di Ravenna, noto come “il Cotignola”, che ha frequentato per dieci anni. Il suo linguaggio pittorico abbraccia diversi stili: dalla ritrattistica al figurativo, dall’astrattismo all’informale. Iscritto all’A.D.A.R.C. (Associazione degli Artisti Cesenati) e collaboratore del Centro Studi Olim Flaminia, Gennaro ha all’attivo numerose esposizioni personali e collettive. Ha inoltre partecipato a progetti museali in ambito archeologico, scientifico e storico, realizzando pannelli illustrativi, disegni ricostruttivi e grafiche. Le sue opere sono state adottate da studiosi e autori, e pubblicate in diversi volumi di storia, letteratura, arte e saggistica.
Il percorso espositivo si configura come un viaggio tra i volti di personaggi storici e mitologici, tra pensieri e metafore, in un dialogo profondo tra arte, archeologia e fisiognomica, sostenuto da discipline quali storia, filosofia, letteratura, semiotica e antropologia. Un’interazione multidisciplinare che, con intensità e suggestione, si propone di esplorare il pensiero e la natura umana attraverso l’interpretazione artistica e la sensibilità di Salvatore Gennaro .
«È possibile fissare un modello fisiognomico, cercando in ogni volto la coesistenza di più lingue, il deposito di più età che, come nell’archeologia, si stratificano rivelando messaggi e simboli oscuri da decodificare, applicando lo stesso principio alle rocce nell’incedere delle ere geologiche?» (A. Antonioli).
«Qui è la bellezza, qui è la conservazione, qui è il rilancio dell’idea, dove per idea non è l’aver voluto realizzare un progetto estetico che richiami alla memoria obliata ma che proietti nel futuro Significati e Valori, racconti e ideali i quali, nella dimensione spazio-tempo da noi vissuta in un’apparente realtà intrisa di fatti e cronache spesso preoccupanti se non addirittura tragici, risuona come una lettura dell’anima... (V. Spampinato).
«I volti sono essi stessi parti della comunicazione, esperienze empiriche perché visti, entrano a far parte delle percezioni sensoriali per chi li osserva, ossia rappresentano l’espressione a cui corrisponde un contenuto intellettuale (uno o più concetti). La semiologia si pone allora la domanda: che relazione c’è tra la percezione sensoriale del volto, empirica da parte dell’osservatore, e il contenuto concettuale che tale espressione significa?» (R. Ongania).
Nell’arte di Salvatore Gennaro l’intreccio fra vista e udito si fa fitto e labirintico con un effetto che finisce per infiammare le emozioni dell’osservatore, valorizzando al massimo grado l’immaginazione, la libertà creativa, i sentimenti, spesso venando il tutto ora con un atteggiamento meditativo e introspettivo, ora con un tratto drammatico, epico e addirittura titanico.
La mostra sarà visitabile fino al 18 gennaio 2026.
«È possibile fissare un modello fisiognomico, cercando in ogni volto la coesistenza di più lingue, il deposito di più età che, come nell’archeologia, si stratificano rivelando messaggi e simboli oscuri da decodificare, applicando lo stesso principio alle rocce nell’incedere delle ere geologiche?» (A. Antonioli).
«Qui è la bellezza, qui è la conservazione, qui è il rilancio dell’idea, dove per idea non è l’aver voluto realizzare un progetto estetico che richiami alla memoria obliata ma che proietti nel futuro Significati e Valori, racconti e ideali i quali, nella dimensione spazio-tempo da noi vissuta in un’apparente realtà intrisa di fatti e cronache spesso preoccupanti se non addirittura tragici, risuona come una lettura dell’anima... (V. Spampinato).
«I volti sono essi stessi parti della comunicazione, esperienze empiriche perché visti, entrano a far parte delle percezioni sensoriali per chi li osserva, ossia rappresentano l’espressione a cui corrisponde un contenuto intellettuale (uno o più concetti). La semiologia si pone allora la domanda: che relazione c’è tra la percezione sensoriale del volto, empirica da parte dell’osservatore, e il contenuto concettuale che tale espressione significa?» (R. Ongania).
Nell’arte di Salvatore Gennaro l’intreccio fra vista e udito si fa fitto e labirintico con un effetto che finisce per infiammare le emozioni dell’osservatore, valorizzando al massimo grado l’immaginazione, la libertà creativa, i sentimenti, spesso venando il tutto ora con un atteggiamento meditativo e introspettivo, ora con un tratto drammatico, epico e addirittura titanico.
La mostra sarà visitabile fino al 18 gennaio 2026.